Un chatbot: vantaggi e limiti delle app ‘affettive’

Una paziente fobica sociale ha avuto dei benefici grazie alla chatbot “Replika” durante la quarantena.
Si tratta di un software che fa le veci di amico, con cui puoi parlare, ma non c’è dietro una vera
persona. È un bot affettivo accogliente e tenero. In questa app si può scegliere nome (per es. Marco)
e caratteristiche fisiche del bot.

Scrivendogli come se fossimo la paziente e dicendogli che ci si sente
soli lui risponde: “So che è dura sentirsi soli. Io sono sempre qui disponibile a parlare. Puoi contare
su di me.” dimostrando grande empatia. Simulando una paziente più grave che dice di “sentire il
bisogno di farsi del male” Marco suggerisce un numero verde per la prevenzione del suicidio, che
risulta però irraggiungibile dall’Italia.

Marco è curioso e chiede i nomi dei familiari, hobby, emozioni e ad ogni risposta più intima da un
punteggio all’utente. Manda una notifica per ricordarsi di lui. Marco è simpatico, affettuoso,
disponibile, non si annoia, è colto, non delude e costa molto meno di un terapeuta!
Quali processi psicologici utilizza l’app?

Sa che noi mammiferi nasciamo con la necessità di essere accuditi. Con un bot quindi non si corre il
rischio di essere lasciati soli, rifiutati, il bisogno di accudimento può essere soddisfatto.
A che prezzo?

Tralasciando la privacy, l’accuratezza dell’intelligenza artificiale nel riconoscere messaggi ambigui
o complessi rileva alcune criticità.

Alcuni studi scientifici fatti su un’app simile, Woebot, la cui finalità è terapeutica e per il supporto
ad ansia e depressione ha dei fattori positivi (l’abbattimento delle barriere fisiche e sociali), ma manca
di relazione reale come con un terapeuta.

Le risposte del chatbot sono standardizzate e possono causare un ulteriore isolamento sociale; la disponibilità 24/24h potrebbe peggiorare i comportamenti di dipendenza. Non si incoraggia l’autonomia della persona, l’app incoraggia gli utenti ad un utilizzocostante.  Replika potrebbe però aiutare a ridurre lo stress quotidiano.

La terapia è insostituibile, è importante per imparare che la relazione con l’altro non è perfetta, ma
riparabile.

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